Domus del Marinaio,
Pompei
Settori:
1. Materiali lapidei, musivi e derivati.
2. Superfici decorate dell’architettura.
La Domus del Marinaio si trova all’interno della Regio VII, nell’insula 15, e deve il suo nome al mosaico d’ingresso che raffigura 6 prore di navi entro arsenali. Lo stato di conservazione cambiava a seconda dei materiali con cui sono state realizzzate le pavimentazioni e le murature intonacate.
I pavimenti sono costituiti da mosaici o superfici in battuto di cocciopesto o di materiale lavico. Questi erano ampiamente lacunosi, con bordature e lacune integrate con malte cementizie non idonee e prive di ogni funzione, applicate direttamente sul piano di posa delle tessere. La malta tra le tessere era quasi completamente assente. I distacchi del tessellato dagli strati di allettamento erano estesi. Numerose erano le lacune con perdita delle tessere. Molteplici sprofondamenti avevano causano evidenti deformazioni e fratture.
Le superfici intonacate si presentavano in uno stato di avanzato degrado; in alcuni rari casi mostravano solo tracce di cromia. In sintesi, le principali forme di degrado osservate erano le seguenti: ï Depositi superficiali incoerenti (costituiti da particellato atmosferico, terriccio, residui derivanti dai processi di decoesione e polverizzazione dei litotipi delle strutture murarie) e depositi coerenti; patine biodeteriogene e, localmente, infestazione di vegetazione superiore. ï Distacchi tra supporto murario e strati dell’intonaco di preparazione ï Alterazioni cromatiche localizzate, costituite da vistosi segni di dilavamento di acque meteoriche. ï Decoesione e polverizzazione della pellicola pittorica e dei materiali costitutivi. ï Fratturazione, non causata da sollecitazioni meccaniche delle strutture murarie, ma piuttosto da assestamenti, stuccature in materiali inidonei (cemento) presenti sui bordi dei lacerti di intonaco e in corrispondenza di lesioni e lacune.
I materiali lapidei, infine, sia vulcanici che calcarei, presentavano estesi attacchi biodeteriogeni anche con piante infestanti superiori, presenza di depositi coerenti e incoerenti, decoesione dei componenti dovuta alla prolungata esposizione agli agenti atmosferici, depositi dovuti al dilavamento di elementi metallici ossidati.
I lavori di restauro sono partiti dagli intonaci procedendo con le seguenti fasi: Pulitura dai depositi superficiali, rimozione di stuccature incongrue o degradate, ripristino della coesione e dell’adesione degli intonaci, successivo rifacimento delle stuccature e protezione delle superfici. Si è poi passati all’intervento di restauro conservativo dei mosaici pavimentali. Lo stato di forte degrado del manto tessellare e degli strati preparatori ha comportato la necessità di intervenire in maniera diffusa con le fasi di riallettamento, realizzazione di cordoli di contenimento e successivi riempimenti mediante malta specifica da iniezione, a base di calci naturali esenti da sali, miscelate con inerti selezionati, previe infiltrazioni di resina acrilica prediluita. Infine, sono stati restaurati i pavimenti in battuto e, ove presenti, manufatti lapidei.